“Un esempio di moderno colonialismo” questo per il presidente turco è stato il rifiuto della Grecia e dell’UE di farlo trivellare per cercare petrolio nel mediterraneo vicino alle coste elleniche. Una situazione complicata che ha portato Ankara e Atene vicino alla guerra.
Erdogan ha lanciato perciò l’ennesima sfida il primo settembre:
” L’Era, di questi che per secoli non hanno lasciato nessuna regione senza sfruttamento dall’Africa all’America Latina, nessuna comunità senza massacri e nessuna creatura umana senza oppressione, sta volgendo a una fine.”
Il grido e il lampo del Sultano che richiama la sua guida a difesa degli oppressi.
È la voce dell’Umma della comunità dei credenti musulmani. È anche il protettore dei turchi nel mondo e il mentore dei Balcani islamici: bosniacchi, albanesi e kossovari stanno sostituendo le monarchie del Golfo con il Sultano di Ankara.
La morte di George Floyd ha tweettato è stata “una delle più dolorose manifestazioni di un ordine senza giustizia.”
La sua rielezione del 2018 è stata una vittoria “Per tutti i popoli offesi della nostra regione, per tutti gli oppressi del Mondo.”
Erdogan ha uno spirito umanitario notevole e ha investito ingenti somme in paesi poveri come la Somalia; si oppone all’assedio indiano del Kashmir e ha accolto 4 milioni di profughi dalla vicina Siria.
È un crociato anti imperialista il presidente turco con strani legami. Ha sostenuto Maduro, una relazione lubrificata da milioni di dollari in lingotti d’oro dicono i maligni. È stato anche sostenitore di Omar al Bashir, capo di Stato sudanese accusato di genocidio.
Appena eletto non ha mancato di fare le congratulazioni a Lukashenko, presidente bielorusso. Da un recente sondaggio ha un alto indice di gradimento in vari angoli dell’Africa e dell’Asia. Il 75% dei palestinesi e giordani approvano le sue politiche.
Dopo la condanna turca dell’accordo di Abramo tra Israele ed Emirati Arabi Uniti avrà aumentato ancor più la sua quota.
Ecco il favoloso mondo di Tayyp. Una volta si chiamava impero Ottomano.